lunedì 2 giugno 2008

karaoke, passegiata e Ueno

Sabato sera e necessito una pausa. Lavoro con il fuso di Tokyo, Milano e New York tutti insieme: troppo. Davide propone di uscire con i suoi compagni e non faccio troppe storie anche se mi portano al karaoke. Divertente, si, ma solo se sai cantare, cosa che non è proprio nelle mie corde.

Al di là delle mie (dis)abilità, i karaoke sono dei posti abbastanza spaventosi: luminosi, colorati, ariosi e spaziosi, ma soprattutto desolati. Al di fuori delle porticine numerate che isolano dalla stecche più agghiaccianti non si riesce a scorgere anima viva; potrebbe essere come girare per un albergo molto grande, con una musichetta dolce di decompressione, con la moquette morbida sotto le scarpe... per girare all'infinito: un corridoio segue l'altro e non si trova l'ascensore per uscire. Per fortuna l'incubo finisce presto quando ti passano il microfono... e ne inizia subito un altro (io però Battisti lo lascio riposare in pace, b)!

La domenica arriva presto e nonostante la sveglia suoni molto dopo pranzo, mi equipaggio a dovere e vado in gita a Ueno. Ricordate il parco dopo son stato a fare l'hanabi (il pic nic sotto i ciliegi in fiore)? Esattamente lì, solo che stavolta non c'erano orde di ubriachi collassanti a far da contorno. Non ne sono rimasto così affascinato, lo ammetto. Mi ero diretto in quella zona solo per vedere qualche museo - Il Tokyo National Museum per l'esattezza - ma giunto al cancello mi trovo due guardie che mi fanno notare come dalle 17.30 sia vietato l'ingresso, e indovinate che ore erano? Ovviamente le 17:30. È così che mi immergo nelle stradine vicino al parco, senza meta precisa e senza sapere cosa potrei incontrare/vedere. Cazzeggio, per dirla in maniera spiccia, con la macchina fotografica al collo. I pochi risultati accettabili li potete vedere come al solito su flickr.

Dopo poco meno di un'oretta che sono in giro decido di tornare a casa: se partendo alle 16:00 sono arrivato alle 17:30 non credo che ci metterò di meno per tornare. Ad ogni modo è come se da Milano fossi andato a fare una passeggiata in Svizzera.

2 commenti:

Admin ha detto...

tcCiao caro, mi stupisco che tu riesca ancora a raccontarci la tua vita con tutto il lavoro che quella iena sanguisuga di mio marito ti sta facendo fare: complimenti!
So che mentre me ne sto a casa in panciolle dall'altro capo della città è in corso un infernale scambio di mail...
bacioni
paola

b. ha detto...

1. chiedo scusa.
2. a mia discolpa ricordo che interpretavo una parte.
3. io tendenzialmente sono intonata quando interpreto me stessa...