venerdì 9 maggio 2008

alicia, japan tobacco e portfolio

Alicia come sapete è francese, ha 24 anni e studia in una scuola d'arte a Parigi - mentre qui frequenta la facoltà di pittura giapponese - e se non ho capito male fa la fotografa per qualche stilista famosa.
Sigaretta sempre in mano, se ne va in giro con una moleskine piena di disegni e appunti, che per la maggior parte rimangono solo su carta: tante idee ma poca concretezza, in contrasto con le sua famiglia che lavora sparsa per i cinque continenti. Mi sembra una giusta premessa per descrivere l'impresa che stiamo tentando di compiere, visto che le sua amicizie la seguono anche nel Paese dei terremoti.

Alicia è arrivata in Giappone due mesi prima di me, e ha usato questo tempo per visitare Osaka, Kyoto e il resto dell'isola di Honshū spendendo i suoi soldi in shopping, shopping e ancora shopping - ma secondo me anche in alcol - fino a rimanerne senza. Le telefonate che fa al papì hanno spesso il fine di chiedere perdono dello scialacquamento delle finanze, ma di tutta risposta il papì le ha procurato un colloquio di lavoro alla Japan Tobacco.

Inutile dirvi che l'incontro le è andato molto bene - stavano proprio cercando persone occidentali, che caso! - ma deve comunque presentare un suo portfolio per settimana prossima. E qui entriamo in gioco io e Davide perché - se non lo aveste notato sopra ve lo ripeto - "[i suoi appunti] rimangono solo su carta: tante idee ma poca concretezza". L'obiettivo è chiaro: vendere l'anima (di una persona che non sono io) al Diavolo!

Sessione di lavoro che dura un'intera giornata per cominciare a disegnare un template accattivante, ma soprattutto rendere le sue idee dei progetti veri e propri che può mostrare senza vergognarsi... insomma: stiamo creando una persona che non esiste!

giovedì 8 maggio 2008

giapponese, pub e terremoti

Appuntamento a pranzo con Davide, Yasuko e Koutaro e una fame che non ci vedevo: piattone godzillesco di riso e curry (diverso da quello indiano e molto buono!), qualche chiacchiera e appuntamento alla lezione di giapponese delle 14:30. Matanè (またね - arrivederci)!

Mi presento puntualissimo e trovo aula vuota e nessuno che faccia quella lezione. Devono aver cambiato l'aula e non me l'hanno detto. Scendo in segreteria da Keeko & Co. ma non sanno nulla, se non andare nel panico: "Che fine avrà fatto Iwasaki-sensei?!" Alla confusione si aggiunge l'altra segretaria che conferma che nell'aula non c'è nessuno e mi segue addirittura per andare a controllare; ancora nessuno! Comincio a credere nel miracolo, proprio non ho voglia... Torniamo in segreteria e la combriccola si mette a discutere fitto fitto in giapponese, scusandosi per la maleducazione, perché avevano visto la prof alla mattina e non sembrava esserci nulla di strano. Lancio la teoria che la prof sia un fantasma - sapete, sono italiano e quindi simpatico e divertente! Ridono di principio e ne approfitto - causando l'ilarità generale, ma secondo me qualcuna ci pensa la notte! Mi giro in direzione del corridoio e scorgo la sensei che si appropinqua lemme lemme verso l'aula, la seguo lasciano quel pollaio dagli occhi a mandorla...

Entriamo in classe e il sogno si tramuta in incubo. A lezione siamo solo in tre: io e due coreani (e come potevano chiamarsi i due coreani se non Kim e Park!?). Ad ogni modo simpatici e compassionevoli, tanto che il mio vicino di banco mi suggerisce pure i numeri quando devo leggere, che vergogna! Dopo mezz'ora arriva Davide, ma la mia situazione non cambia, continuo a ripetere suoni che per me non hanno senso.

Per cena andiamo tutti e quattro a mangiare/bere in pub. Alla fine della serata spendiamo un capitale - 2000 yen, circa 12 euro -mangiando poco e male, bevendo un sacco - Alicia è una spugna e continuava ad ordinare - e conoscendo il tavolo di fianco composto da tre otearai (おてあらい - cessi), di cui due parlavano inglese abbastanza bene da tradurci il menù.

Speravo che la mia giornata fosse finita così, ma il bello doveva ancora arrivare. A movimentare - mai termine più azzeccato - la serata ci si mettono due simpatici jishin (ぎしん - terremoto). Il primo mentre ero in chat - d'accordo che ero un po' sbronzo ma non arrivo a certe allucinazioni - il secondo invece, più forte e prolungato, mentre stavo per addormentarmi. Non ricordo di aver mai provato una sensazione così sgradevole, tutto trema e dondola, nessuno che fiata e il silenzio intorno era assordante. In testa mi ronzano solo due cose: 1) "stock water!" (stoccare l'acqua!) come ci disse Keeko all'inizio del soggiorno, e 2) "pareti perimetrali", come mi disse Billy pochi giorni fa parlando del suo Friuli... La mia reazione è stata quindi delle più serie e morigerate: mi sono addormentato.

mercoledì 7 maggio 2008

shibuya, shopping e compagnìa

Appuntamento di fronte a casa con Davide ed Alicia per andare tutti insieme a far shopping a Shibuya, tutti puntuali tranne la francesina che ci pacca per un misterioso rande vouz.

Poche ore di treno e ci siamo: Shibuya, la capitale dello shopping a basso costo, l'emblema di Tokyo, il posto forse più conosciuto della capitale del Sol Levante. Per farvi capire cosa significa esserci dovreste pensare ad un pomeriggio della vigilia di Natale in c.so Vittorio Emanuele, con miliardi di persone che si muovono in ogni dove, attratti da tante lucine e musichette lampeggianti. Un vero e proprio delirio! Noi non ci lasciamo scoraggiare dalla massa di persone - io anzi mi sento come a casa - e ci tuffiamo nel marasma alla ricerca di qualcosa da comprare. Proviamo ad entrare nel primo grattacielo seguendo alcune facce occidentali ma ci imbattiamo in 8 piani di negozietti tutti per ragazze, gonne fluorescenti e accostamenti cromatici da capogiro. Presto presto, esci di qui!

Ci rilanciamo nel vortice e riprendiamo fiato in un mega-supermercato simile a quello vicino a casa, solo con 3 piani in più, e scopriamo la vera arte di impilare le cose: non c'è spazio che non venga utilizzato per esporre merce, gradini inclusi! Via presto, fuori anche da qui... la musichetta è martellante!

Breve sosta per fotografare il negozietto che vende i vestiti di Creamy - quella del cartone - e si ricomincia con il su e giù. Ah, dimenticavo! Shibuya è distribuita su diverse collinette, quindi se state cercando di immaginarvi il posto, provate a pensare a Porta Ticinese e ai navigli molto ma molto ma molto più grande con qualche salita in più - ma senza le discese! Qui siamo in Giappone... -.

Andare in giro per compere con Davide è come andare in giro con una ragazza: continuamente attratto da qualunque cosa veda mi porta con sé a dare "un'occhiata" - e alla fine ci rimaniamo ore -, cerca due magliette e torna con degli occhiali. Sono contento di esserci andato con lui, era proprio l'entusiasmo di cui avevo bisogno ieri, ma sono sicuro che ci tornerò presto con altra compagnia!

martedì 6 maggio 2008

lavoro, bucato e workshop

Poche righe per pochi fatti. Il tempo incerto di ieri mi ha costretto in casa di fronte al computer con un po' di lavoro da sbrigare, giusto il tempo di uscire mezz'oretta a fare due tiri a pallone con Davide, in un giardinetto a tre metri da casa sopra al quale si stagliano dei cavi elettrici che fanno friggere l'aria.

Quelle due gocce d'acqua che son cadute mi han subito fatto tornare nella mia 107 per ritirare il bucato steso fuori - sto diventando proprio una brava massaia - anche se credo di essere in una sorta di competizione con il mio dirimpettaio: lui stende e io stendo, io stendo e lui ritira dentro, lui ritira e io ritiro, io ritiro e lui stende i nuovo... Magari è una sorta di rituale di buon vicinato, ma a me sembra solo scemo!

Aggiornamenti da casa mi dicono che in università è iniziato il workshop, quanto di più impegnativo nel breve periodo, e mi sento quasi in colpa a sfogliarmi i miei libri sdraiato sul letto senza altra preoccupazione.

Sapete come si dice: nessuna nuova buona nuova.

lunedì 5 maggio 2008

pic-nic, pallone e acidità

Davide ha deciso di prendersi un giorno di rallentare i ritmi di lavoro per il suo corto - facoltà di animazione - e mi propone di andare a studiare al parco. Ok, affare fatto. Appuntamento presto alle 11:00 (per i miei tempi è molto presto!), bento box alla mano (in sostanza è il pranzo, ma la traduzione più adeguata è sicuramente la schiscièta milanese, con la e ben aperta!) e dopo pochi minuti di pedalata riusciamo a trovarci un bell'angolino sotto un bel gazebo, I like Chopin inclusa (ad esser sincero non so quanti potranno capire l'orrenda battuta anni '80, scusate comunque).

Basta poco a capire che la voglia di studiare l'abbiamo dimenticata a casa, ma nessuno ha voglia di andare a prenderla. Davide prova comunque a fare due schizzi per il suo storyboard, io me ne frego altamente e mi tuffo nel mio romanzo che scopro essere stato scritto tra il 978 e il 1016. Tempo mezz'ora e manco a dirlo stiamo già mangiando: io assaggio i miei onigiri (おにぎり, si legge onighìri e sono delle pallozze triangolari di riso con un boccone di pesce dentro, ieri tonno, e una piccola foglia decorativa d'alga) e Davide è costretto a mangiarsi dei maki (まき, i rotolini di riso e alga) avvolti nei plumcake, bleah!

Come è giusto fare alla mia età, occupiamo di forza un campo da basket - in barba alla miriade di bambini di 5 anni - per giocarci a calcio-canestro. In tre ore di tentativi rimediamo solo scivolate, figure di m**da e un mal di gambe da non-giocavo-da-quindici-lunghi-anni.

Per cena succede un fatto strano: Alicia si fa viva e ci fa compagnia! Accettiamo le sue scuse per essere stata non poco assente in questa settimana appena passata, ma qualcuno non manca di essere uno zinzinello acido, quanto basta per salutarci tutti all'alba delle 10:00 di sera. Sigh!
Un fatto positivo comunque c'è: mi addormento a mezzanotte, cosa che non mi capitava da quando Diderot aveva iniziato a scrivere l'Enciclopedia... zzz...