domenica 4 maggio 2008

ginza, akihabara e i sexy shop

Lo so che dal titolo non aspettate altro che ricevere conferme e curiosità dal mondo erotico giapponese, ma ve le farò sudare.

Questa volta ad andare in giro per Tokyo ero in compagnia di Davide, partenza alle 15:00 con destinazione ancora da definire. Sulla metro il metodo infallibile del carta-forbice-sasso (che in giapponese di dice karuta-forubice-satsu) ci indica la via: Akihabara, il quartiere tecnologico. Così dopo tanto treno, scendiamo alla Tokyo Station per incamminarci per la nostra meta e goderci la brulicante vita della città all'ombra dei grattacieli. Sfortuna però ha voluto che ci dimenticassimo delle cartine, per cui ci troviamo a camminare orientandoci col muschio sugli alberi... Prima di incamminarci impongo una sosta: libreria internazionale Maruzen, quattro piani in un palazzone proprio fuori dalla stazione. La mia sete di lettura non ce la faceva più ad accontentarsi di internet, per cui esco contento contento con tre libri: due giapponesi di grafica dal titolo sconosciuto - è scritto tutto in kanji - e uno in italiano - La signora della barca, di Murasaki Shikibu - ma sempre giapponese.

Usciamo che è buio e i neon colmano il vuoto del sole con colori fluorescenti. In direzione della nostra meta finale passiamo per Ginza, il quartiere commerciale con tutti i negozi d'alta moda. Trovarci degli italiani è tanto facile quanto fastidioso, e se la cosa irrita me - ma soprattutto Davide - figuratevi quanto possa dar fastidio ai nippo-borghesucci che camminano ostentando i sacchetti di qualche atelie, che poi magari dentro ci trovi le cose di H&M! Premessa a parte, Ginza è uno degli emblemi di Tokyo e lascia senza respiro: cammino lentamente e realizzo che sono per davvero a Tokyo. È un continuo avvicendarsi di flash e luci lampeggianti, difficile non scontrarsi con qualcuno tanta è la ressa, ma nessuno è tanto scortese da non chiedere scusa. Nelle vetrine dei palazzi iper-tecnologici firmati dagli architetti più famosi del momento si riflettono le macchine costose che viaggiano nelle quattro corsie sottostanti. Insomma, Tokyo come ce la si può immaginare.

Stanchi dalla vascata a piedi, prendiamo la metro per andare ad Akihabara. Poche fermate, ma abbastanza da indicarci che non ce l'avremmo mai fatta a piedi, e arriviamo in quello che è considerato il paradiso mondiale dell'elettronica. Se cerchi qualcosa che abbia anche solo un chip, qui lo trovi. Arriviamo intorno alle 8.15 di sera e l'atmosfera non è quella che ci immaginavamo, sicuramente per colpa nostra e dell'orario: molti negozi sono chiusi e c'è abbastanza spazio per passeggiare tranquillamente sui piccoli marciapiedi. Siamo comunque impressionati da tutto, tanto che alziamo gli sguardi e vediamo un palazzo con scritto "sega" (calma, non è ancora il momento erotico del post!), la casa produttrice di videogiochi, Sonic su tutti. Entriamo in quella che definire sala giochi è riduttivo: piano dopo piano si sale in stanzoni tematici, ognuno con postazioni collegate in rete. Vi faccio un esempio di gioco sperando di esser chiaro: avete presente le carte magic? Ecco, ogni postazione possiede un tavolo touch-screen su cui disponete le vostre carte, aspettate che i vostri avversari facciamo lo stesso - circa una ventina - e inizia il combattimento che chiunque può osservare sul maxi-schermo posto di fronte a tutti. Per non parlare poi di quei videogame che integrano pulsanti classici con il touch-screen. È tutto talmente oltre le mie concezioni di gioco che son certo di non aver capito nemmeno la metà di quello che facevamo quei pazzi... Usciamo a prendere ossigeno, e ci imbattiamo in un sexy shop di quattro piani.

Potevamo non entrare? Entriamo con un sorriso da orecchio a orecchio, ma sia chiaro solo per dovere di cronaca. Ora, in Italia non sono un frequentatore di certi posti, ma quello - e soprattutto chi e come - ci trovo dentro mi lascia interdetto: alle pareti foto che lasciano poco all'immaginazione, oggettistica vernice di strane forme (che poi è solo una, la più semplice!), e costumini in lattice presi paro paro dai manga, vedi Neon Genesis Evangelion. Ma fin qui nulla di strano. Quello che mi ha lasciato stupito è l'atteggiamento delle persone che si incontrano: manager in giacca e cravatta, ragazzi con le divise di scuola, donne in tailleur con la 24ore in mano, tutti insieme come se fossero al supermercato. Non dico che ci sia qualcosa di male, anzi, ma la concezione di vergogna è palesemente cosa nostra, non loro. Cercare DVD porno, o falli colorati o mutandine usate (a valanghe!), è naturale come andare a prender della frutta... serve tutto a soddisfare il corpo. Uscendo scopriamo una cosa simpatica: se entri e ti lasci fare una foto con uno dei completini (molto incompleti) che hai provato ai piani superiori, puoi usufruire del 20% di sconto... ci sto ancora pensando, il biondo tira un sacco quest'anno!

sabato 3 maggio 2008

carta d'identità, nazionalismo e controlli

Ieri io e Davide siamo andati a ritirare le nostre carte d'identità provvisorie. Ora la polizia potrà fermarci quante volte vorrà e io avrò il diritto di indignarmi palesemente senza rischiare l'arresto.

A proposito di polizia, credo sia curioso raccontarvi come funziona qui: come avrete già capito il Giappone si racconta molto attraverso i suoi cartoni e i suoi fumetti, quindi se avete un minimo di cultura di Lupin III avrete già indovinato che i poliziotti sono pressoché degli idioti (in giapponese baka - ばか - ma evitate di dirlo a qualcuno, sono molto permalosi). Il fatto che il Giappone sia l'unico Impero ancora esistente traspare il forte nazionalismo di tutti i partiti, tanto che hanno grossi problemi sul decidere se insegnare l'inglese nelle scuole pubbliche, questo è quanto mi hanno raccontato.

Tornando sul piano prettamente pratico, vedere una volante della polizia in azione è esilarante; le auto della polizia sono fatte così: dividete una macchina in orizzontale, coloratela sotto di nero e sopra di bianco, metteteci una sirena rossa sul tettuccio e appiccicate una stella ora sul radiatore. Fin qui nulla di divertente, ma se notate la velocità a cui le lanciano c'è da piegarsi dal ridere... un bambino su di un triciclo potrebbe tranquillamente seminarli tutti. Vi dico questo per esperienza personale: immaginate due ragazzi occidentali che se ne vanno a passeggio per la placida periferia di Tokyo, ridono e scherzano sotto i ciliegi in fiore - la scena è molto meno gay di quanto stia raccontando! - e incontrano una volante che sta pattugliando la zona. Salutano e vengono ricambiati, e tirano avanti come prima. Tempo due minuti e la stessa macchina li fa accostare con le sirene spiegate! Credevamo di essere stati scambiati per criminali, ma i due ufficiali scendono con dei sorrisi che vanno da qui alla Korea... ringraziano e si scusano per il disturbo e se ne vanno. Bah!

venerdì 2 maggio 2008

lavoro, biblioteca e sempre Hara

1° maggio festa dei lavoratori in tutto il mondo, tranne che in Giappone. La cosa sembra ancora più strana visto che tutta la settimana è circondata da festività - vedi golden week - tutto per la serie "non esageriamo, a noi ci piace lavorare come bestie".

Passo la giornata a lavorare, scambiando mail col mondo, e andando in biblioteca. La biblioteca dell'università è qualcosa di sorprendente - e mi scuso se sono ripetitivo - ma merita davvero di passarci una vita chiuso dentro. Fonte alla mano l'enorme palazzo conta qualcosa come 250.000 volumi, 60.000 cataloghi di collezioni e mostre di tutto il mondo, 5.000 libri illustrati e di immagini, 3.900 periodici, oltre a magazine e quotidiani. Da tutto questo ben di Dio posso, in quanto studente laureato, prendere in prestito un massimo di 10 libri per un periodo di un mese.

Sentendomi in colpa per l'assenza di studio - incredibile dictu - prendo il libro di Hara "Designing Design", titolo poco originale quanto dal contenuto geniale, e me ne vado per un'oretta buono nel reparto riviste di grafica. Qui mi assale un senso di stupore-ammirazione per il mio adorato professore: non c'è rivista o giornale di design che non riporti una sua foto, un suo articolo e un suo progetto! Lo amo, non ho altro da aggiungere.

giovedì 1 maggio 2008

forme, colori e suoni

Visto che sono in vacanza ne approfitto per girare un po', e cosa si fa quando si va in giro? Si fanno acquisti. Ma come scegliere? Come decidere cosa è più attraente di altro? La risposta è semplice: packaging! Se la scatola presenta una bella foto chiarificatrice del prodotto non ci sono sorprese - se non per il gusto, visto che ho comprato dei cracker al sapore di pop corn -, ma se l'unico indizio che la scatola vi suggerisce si basa su forma e colore allora stiamo freschi. La cosa potrà sembrarvi una cretinata, me se ci pensate non lo è affatto: avere altri canoni di giudizio complica di molto la situazione per lo sprovveduto occidentale in giro per vetrine.

La prima cosa che salta all'occhio è che tutto - dal dentifricio allo sturacessi, dai giocattoli alla fabbrica d'armi - si presenta in modo simpatico e accattivante, sempre con la stessa soluzione: una mascotte! Ovunque voi andiate nel Sol Levante troverete un pupazzetto tenero, sorridente, molto spesso dotato di super poteri e con una testa enorme*. Avete presente la puntata dei Simpson's dove Homer scopre di essere Mr. Brillio, mascotte di un detersivo giapponese? Come sempre l'ironia di Groening & Co. si basa su una forte componente di sarcasmo, e - credetemi - qui si trova una forte corrispondenza tra reale e immaginario.

Dopo aver capito come son fatti il 90% dei loghi, ci si deve abituare ai colori: non che ne vedano più di noi - le radiazioni non arrivano a tanto! - ma gli accostamenti che osano sono spesso e volentieri dei cazzotti nell'occhio, da cui non si scampa neppure se si è arrivati all'illuminazione zen e ci si trova un terzo occhio in fronte! Per farvi capire vi porto un esempio: sareste mai tentati di acquistare una scatoletta di maguro (まぐろ, tonno) di color viola e verde acido? Io personalmente ho cambiato scaffale...

Una volta abituati al cattivo gusto cromatico, ci si trova ancora in balìa del negozio e del suo potere ipnotico. Anche se aveste il vostro iPod "appalla" tutto sarebbe inutile per cercare di evitare il martellamento di jingle e canzoncine e suoni e rumori e casino che vi circonda, anche dal panettiere. Per inciso qui i panettieri non ci sono - o per lo meno non ne trovo! - ma era il negozio più silenzioso che avevo in mente, quindi chiudete un occhio. Ma come si presentano al vostro orecchio queste musichette? Eheh, non date mai per scontato nulla, qui siamo in Giappone! La prima cosa che dovrebbe venirvi in mente è "come può essere convincente una musichetta di cui non capisco nulla?!", ma la risposta è ancora una volta semplice: il giapponese non ha un vocabolario particolarmente vasto, motivo per cui gran parte delle parole vengono prese dall'inglese e leggermente modificate con una sonorità a loro accessibile**. Quindi di tutto quello sbrodolamento di sillabe si capisce solo quella parola chiave che vi indirizza verso la scatolina giusta da comprare!

Ma questo è solo l'inizio! Tornerò presto sull'argomento quando avrò altri esempi con qui sconvolgervi... Intanto vi lascio con una domanda: questo tipo di scelte comunicative avrebbero successo in Italia?

* Ehm, Labo, la descrizione vi dice niente? ...
** Ad esempio indovinate come si può dire la parola "bacio" in giapponese? In inglese si dice kiss, cosa che qui viene tradotta con Kissu (きす, bacio), e prima che me lo chiediate vi rispondo subito: si, anche qui hanno sempre limonato, solo che non avevano una parola per dirlo... lo facevano e basta!

mercoledì 30 aprile 2008

feste nazionali, storia e golden week

Dopo la lezione di lunedì pomeriggio io ed Ippei ci diamo appuntamento al giorno seguente per tipografia, senonché durante la sera ricevo una telefonata dello stesso Ippei che mi avvisa in un inglese biascicato che martedì - ieri - non ci sarebbe stata lezione perché il 04/29 (i giorni li scrivono così) è giorno di festa nazionale. Mi informo meglio per conto mio e scopro che effettivamente si festeggia lo Shōwa no hi, in onore all'era Shōwa appena terminata con la morte del vecchio Imperatore Hirohito che ha regnato dal 1926 al 1989. La festa, se di festa si può effettivamente parlare, consiste in una giornata in cui ogni giapponese, memore delle difficoltà del dopo-guerra, pensa al bene futuro del Paese. In Italia questo significherebbe solamente vacanza, al massimo paragonabile al 25 aprile, ma qui non bisogna dimenticarsi che circa sessant'anni fa si son presi due bombe a fungo (e non intendo i funghi giganti di Mario Bros!).

Incuriosito dalle festività nipponiche mi informo meglio su wikipedia, e scopro anche perché Ippei è riuscito a dimenticarsi di una data del genere: questa festa è infatti stata stabilita solo nel 2005. Il 29 aprile infatti si festeggiava il compleanno dell'Imperatore Hirohito - non fortemente sentito dalle nuove generazioni -, mentre dall'89 al 2005 si è celebrato il Midori no hi (o Greenery Day, giorno in cui si ringrazia la Natura per la sua benedizione), festa poi spostata al 4 maggio.
Queste festività a cavallo tra aprile e maggio sono raccolte in quella che qui viene chiamata Golden Week, composta da:
• 4/29 Shōwa Day
• 5/ 3 Constitution Memorial Day
• 5/ 4 Greenery Day
• 5/ 5 Children's Day
• 5/ 6 Substitute Holiday for Children's Day

Dico tutto questo per due semplici motivi: il primo è per farvi scoprire un Paese che è tutt'altro che conosciuto, il secondo è per farvi vedere che qui non faccio un c***o da mane a sera.