lunedì 9 giugno 2008

pazzi, roppongi ed europei

alias: coltelli per tutti*

Dopo che mi avete contattato in metà di mille per chiedermi se sto bene, la risposta ufficiale è: si, sto bene - divertente come sappiate prima di me cosa succede qui a Tokyo! -, ma se posso permettermi un breve commento, non mi capacito di come quel pazzo sia riuscito ad investire solo tre poveri cristia... ehm... scintoisti!

Parlando di università le cose vanno benone: il museo scelto alla fine è stato quello dei nomi, previa sostanziale modifica di progetto tramutata in the museum, compreso di mostre strane di quelle che piacciono a noi cervellotici designer - grazie comunque per le opinioni, anche io avrei scelto il Broken Museum -. In questa settimana di silenzio ho fatto in tempo anche a conoscere i nomi dei miei due compagni: Akama - piccolo occhialuto innamorato di me - e Masuda - bassista con la zeppola e i bottoni madreperlati -, entrambi da chiamare con il suffisso -kun, in quanto più giovani di me. Purtroppo siccome i professori mi chiamano Mar(u)ko, a differenza di tutti gli altri chiamati per cognome, nessuno qui mi da del senpai (compagno più anziano, ergo: degno di rispetto!).

La minima considerazione formale che ognuno ha nei miei confronti si manifesta al suo apice quando Akama, in compagnia di una giapponesina, mi ha chiesto di "battergli cinque!". Rimango allibito e mi chiedo se stia scherzando, ma dopo tre minuti in cui lo fisso e rimane immobile e sorridente con la mano alzata decido di "concedergli" il fatidico gesto... Quanto mai l'ho fatto! La cosa infatti si ripete il giorno seguente, alla presenza di Masuda e Ippei, che presi da delirio gaijin seguono a ruota con le mani alzate... li avrei presi a schiaffi tutti.

Ma la domenica arriva presto e con essa la mia gitarella dentro-porta in quel di Tokyo: la meta prevista è Roppongi e il Mori Museum. Nelle due ore di viaggio mi perdo almeno tre volte, ma riesco sempre con un giapponese stentato a farmi capire e a trovare la strada giusta. Il grattacielo più alto di Tokyo prevede una magnifica vista sulla megalopoli, e come potete vedere la cosa è mozzafiato: la città è sconfinata, in ogni direzione ci son solo palazzi, casette, strade, ferrovie... un formicaio che non conosce sosta. Il museo invece ospitava una retrospettiva sul premio Turner, tra i cui vincitori ci sono artisti come Damien Hirst. Di tale "artista" - mi schiero tra coloro che non lo considerano tale - erano esposti solo un vit-ello e una muc-ca, e se avete presente le suo opere potete capire perchè è giusto scrivere in questo modo. Conato di vomito e passo attraverso, cercando di non darci peso.

Sempre per parlare di cose serie spero davvero che questa notte - 4:45 locali - la TBS trasmetta Italia - Olanda. Sono pur sempre italiano, no?!


* titolo a richiesta.

2 commenti:

Unknown ha detto...

Ma la giapponesina era almeno carina?
altrimenti testate!!!!

Anonimo ha detto...

bando alle ipocrisie e viva la sincerità: la cosa che davvero mi preoccupava non era che tu non fossi fra gli accoltellati (ça va sans dire), ma che tu non fossi l'accoltellatore ... dopo tutto quello che stai passando in terra giappo

il cugino di campagna

ho bisogno di consulenze, ma mi farò vivo per e-amil